Conseguenze di una cena indiana

3 Settembre 2017 Commenti chiusi

Era un sabato sera fresco e piovoso ed io ero rientrata da poco dalla Svezia. Pianificavo una fuga in Portogallo da circa un anno ma senza avere le idee chiare sul possibile itinerario. Quella sera ero a cena dalla amica sudamericana fidanzata con uno spagnolo. Lei sapeva del mio desiderio di una fuga portoghese. Dopo avere preparato una piacevole cena indiana eravamo sdraiate sul divano con una luce soffusa a sorseggiare il nostro vino preferito. A dire il vero non riesco a ricordare come siamo riuscite a organizzare il nostro prolungato fine settimana. Ricordo solo la sua telefonata al fidanzato spagnolo, tante frasi che non avevo capito in quanto mi manca questa conoscenza linguistica e la sua richiesta di avere il numero del mio passaporto per completare l’acquisto del biglietto aereo. Il tempo di finire un bicchiere, letteralmente un bicchiere, di vino e lei aveva programmato itinerario spagnolo portoghese da mercoledì a domenica. Ammetto che il giorno dopo avevo parecchi dubbi sull’intera questione in quanto io studio tutte le opzioni possibili prima di prendere una decisione. Non mi organizzo nel tempo di una bevuta.

L’unico compito che toccava a me era quello di trovare un alloggio in Portogallo. Onestamente parlando, non c’era grande entusiasmo per la partenza. La mia amica era nella sua solita crisi di relazione e io poco convinta dei suoi piani per la nostra permanenza. L’aereo partiva per le sette di mattina e ovviamente lei era in ritardo. Sono anni che noi due ci conosciamo e questo suo aspetto da donna sudamericana che non ha mai fretta mi affascina parecchio. Con grande sorpresa alla fine siamo anche riuscite a fare colazione in aeroporto e a mia insaputa, lei ha pagato per l’imbarco prioritario, cosa che fino a quella mattina ho sempre considerato molto snob ma, confesso che una volta provato sarà la prima cosa che penserete di fare durante il vostro check-in.

Prima tappa del nostro lungo fine settimana, Vigo, Spagna. Si tratta di una città relativamente piccola nel nord del Paese a circa 100 chilometri da Porto. In un minuscolo aeroporto ci aspettava il suo fidanzato. Inizialmente la comunicazione non era facile. Io non parlo spagnolo, lui parla poco italiano. Fortunatamente mi sono abituata velocemente al suo italiano e poi c’erano sempre i gesti che aiutano. A Vigo la città si stava ancora svegliando e c’era deserto ovunque. Insieme ad un freddo inaspettato e pioggia. Le premesse erano disastrose tanto che io ho sussurrato alla mia amica un “non ti trasferire qui che è brutto”. Il sole però fa vedere le città sotto una prospettiva migliore. Così poco dopo che era uscito eravamo a passeggio in una piccola cittadina, Pontevedra, per poi goderci un ottimo pranzo di pesce in spiaggia. A stomaco pieno eravamo tutti entusiasti e pieni di energia, tanto da andare a fare una lunga passeggiata. La migliore forma di turismo è davvero quella di immergersi nella vita dei locali, con i locali. Quando mi è stato proposto di andare in un pub a vedere una partita di calcio (di cui non mi importa niente), ho accettato. In fondo c’era birra e le noccioline. Primo giorno spagnolo mi ha soddisfatto più di ogni mia aspettativa.

Secondo giorno, sia io che la mia amica, abbiamo fatto fatica a iniziare la giornata, nonostante una grande quantità di caffeina. Per tirarci su di morale abbiamo prenotato una piega dalla parrucchiera sotto casa di suo ragazzo. Può sembrare un’assurdità perdere tempo dal parrucchiere quando c’è la città da esplorare ma anche questo appuntamento si è rivelato interessante. Provate voi a spiegare senza conoscere lo spagnolo che cosa volete fare ai vostri capelli. Esperienza divertentissima e sono uscita come una delle protagoniste dei film di Almodovar. Da quel momento la giornata ha svoltato. Io e la mia amica eravamo sveglie, di nuovo sorridenti e pronte per fare un giro dei negozi locali prima di pranzo. Dopo pranzo pare che l’usanza locale sia andare a riposarsi ma io non avevo minima voglia e così ho approfittato per scoprire da sola la città prima di andare in spiaggia a fare un aperitivo. Nonostante eravamo a maggio, causa tempo pazzo, non era possibile fare il bagno purtroppo. C’era un vento fortissimo e non faceva caldo.

Per la cena il ragazzo della mia amica ha organizzato uno spostamento nella città balneare di Baiona dove c’era un concorso di tapas. Il posto, essendo fuori stagione, era deserto ma io amo posti così per cui mi è piaciuto molto. Quello che mi è piaciuto di meno era l’intossicazione alimentare che ho avuto in seguito ad una tapas con le vongole. Dodici ore di malessere senza sosta. Il problema era che la sera successiva dovevamo partire per Porto e io ero molto preoccupata di non riuscire a  partire. Alla fine sona stata salvata dalla farmacista locale ma ero molto lontano dall’essere in forma. Prima della partenza avevamo anche programmato di visitare un castello e di andare a mangiare delle ostriche. Ovviamente, a causa mia abbiamo cambiato programma. In qualche modo sono arrivata viva alla partenza.

Porto

Appena arrivati nella nostra casa portoghese abbiamo chiamato il taxi per raggiungere il centro (l’uso della macchina è sconsigliato a causa dei problemi di parcheggio). Sarebbe stato meglio probabilmente se fossi rimasta a casa ma era un peccato non vedere la città di notte e del resto volevo da tanto tempo vedere il famoso ponte Dom Luis e Ribeira, quartiere protetto dall’Unesco. Ad essere onesti non pensavo fosse così turistico, troppo per i miei gusti. La mattina successiva non ero ancora tornata al mio stato normale ma mi sentivo meglio. Una delle cose che tutti consigliano di fare a Porto è di bere Porto! Così abbiamo scelto di raggiungere a piedi la più famosa cantina della città, Graham. Un posto da favola. Ovviamente pieno di turisti. Abbiamo scelto di fare una visita guidata nella cantina in seguita alla quale abbiamo fatto la degustazione di vari tipi di vino ed è stato tutto educativo e interessante. Il nostro fine settimana era giunto quasi a termine. Dopo la visita vinicola abbiamo ripreso la macchina e siamo tornati a Vigo dove abbiamo passato la serata tra noi tre. Ad ascoltare musica, ridere, scherzare e a guardare il mare. Per poi, la mattina successiva, riprendere l’aereo e tornare da dove siamo partite.

 

Categorie:Senza categoria Tag:

Complessi nostri quotidiani

22 Marzo 2017 Commenti chiusi

Mi sono promesso di postare ogni mese e per adesso rispetto l’obbligo che mi sono posto, ma è appena l’inizio e spero di andare meglio delle nostra nazionale di calcio che ha durato molto poco, un istante solo. Un fisco totale, dei peggiori possibili. Non è vergogna non passare il primo turno, ma come è stato affrontato; la sensazione è che non abbiamo nemmeno provato. Finito tutto si doveva trovare un colpevole e qui molti si sono messi velocemente d’accordo. Il suo nome, cioè il responsabile per il nostro insuccesso è stato Mario, quello alto e nero, adottato dalla famiglia Balotelli. Non condivido per niente tale giudizio perché una persona fa il parte del gruppo e spesso si vince anche in dieci. Ma che Balo ha qualche problemino, che fino ad oggi nessuno ha riuscito a gestire, è sicuro.

Tutti noi abbiamo fatto l’asilo, e le scuole elementari, medie e superiori. Alcuni si sono spinti oltre. Vi ricordate di quei temi, quando eravamo piccoli. Non so come mai, ma dentro tutti c’è un po’ di cattiveria infantile che spesso rimane anche da adulti. Si prendeva sempre in giro. Hai gli occhiali, sei ceco! Sei un bastardo, non hai il papà. I tuoi genitori sono divorziati. Sei brutto perché hai le orecchia a sventola. E’ incredibile quanto i bambini possono essere crudeli. Immaginative se eravate nere e addottati. Potete mettervi nella pelle di Balo e immaginare tutte le battute che doveva subire quotidianamente? Probabilmente aveva un’infanzia terribile da quel punto di vista e così ha sviluppato, logicamente, un forte oddio verso le persone in generale, perché lui stesso si sente odiato.

A un certo punto ha iniziato a giocare a calcio ed era una sua rivincita: vi faccio vedere io quanto valgo. Da non dimenticare che essere un buon calciatore non significa essere anche una buona persona. E se diventi bravo in un campo si fanno avanti anche le invidie degli altri. Oggi è ricco, è una vera celebrità che spessissimo compare nei media e questi fatti alimentano la gelosia di alcune persone, per esempio dei suoi compagni di squadra. Lui, sentendosi potente per la sua notorietà, va a gamba tesa contro i suoi nemici (subiva troppo una volta per accettare di nuovo le pressioni) e questo peggiora ulteriormente i rapporti; è entrato in un cerchio senza fine. E come si esce?

Con l’umiltà e con menefreghismo verso quelli esterni, coni quali non ha i rapporti veri, cioè i giornalisti, per esempio. Alla fin fine che te ne frega cosa scrivono quelli che sono peggio di te. Ma con i compagni di squadra non può rispondere con il tacco, se vuole fare una grande carriera. Perché loro sono la maggioranza e gli possono addirittura impedire di giocare, semplicemente non passandogli il pallone, come è successo in Brasile. E questo non gli può giovare. Pertanto un po’ di cresta basa e furbizia gli possono agevolare notevolmente la vita e la carriera. Ma prima deve capire come stanno le cose, accettare i fatti e dopo agire, come da mio consiglio. E una volta sistemate le cose, mi deve una birra, anzi due. Perché sarebbe un peccato imperdonabile perdere il nostro unico fuoriclasse giovane che può dare tanto al calcio e ai tifosi.

Con questa mia piccola opera letteraria (sto scherzando) ho avuto parecchie difficolta. Lo scopo è di esternare la mie riflessioni, di ammazzare il tempo libero. Pertanto 3 anni fa, nel 2014, ho affidato le mie parole ad un provider che offriva lo spazio libero. Non ha alcun senso far pagare il servizio per un lavoro di genere. Sfortunatamente il servizio è cessato dopo circa un anno ed io ero costretto di trovare un altro posto al quale deputare il mio capolavoro (io sto scherzando spesso). Dunque, tutto quello che non vi torna qui e dovuto allo sfalsamento delle date di pubblicazione originali e la rimessa online. Aggiornando il tema, Balo ha combinato molte nel frattempo. Adesso milita a Marsiglia e tutto sommato non gli va male, ma ci vuole molto di più per tornare ad affascinare il pubblico con la sua potenza e tecnica. Col passare del tempo credo sempre di più che rimarrà soltanto una delle tante promesse non realizzate. Spero comunque di sbagliarmi io perché la nostra nazionale avrebbe bisogno di uno come lui, in piena forma con la testa sulle spalle.

 

Categorie:Argomenti vari Tag: ,

Diversità

24 Novembre 2016 Commenti chiusi

Le diversità arricchiscono, fanno diventare più tolleranti, più buoni, ci uniscono, così si dice. Guardando il nostro pianeta dallo spazio probabilmente saremmo d’accordo. Tutte quelle diversità la fanno ricca, la nostra Terra. Delle specie animalesca, floreali, dei paesaggi verdi, o quelli desertici, oppure montagnosi, delle culture differenti. Ma scendendo al livello dei popoli, dei gruppi delle persone e degli individui, questo non è vero, anzi e al contrario. Le differenze fanno chiudere le persone, le fanno diventare più cattive, le fanno raggrupparsi con le altre persone, simili, o almeno non diversi da loro. I popoli che si trovano nello stesso territorio, parlano una lingua simile ed hanno una cultura in comune, creano uno stato, mettono i confini per distinguersi da quelli che gli circondano. Ma anche per proteggersi, perché la diversità è spesso un sinonimo per il pericolo. Perché quelli vicini potrebbero costringermi a parlare loro lingua, imporre le loro leggi, o semplicemente rubare il mio bestiame.

Un povero detesta un ricco in quanto sostiene che quello si è arricchito in modo disonesto, corrompendo i politici, non pagando il giusto ai suoi operai, vivendo sul profitto che loro producano; o anche un po’ per l’invidia, per tutto quello che il riccone si può permetter, e lui non avrà mai piacere di provare. Il ricco odia il povero perché pensa che quello non fa niente, vive grazie ai sussidi che si pagano con le tasse che lui stesso, cioè il ricco, versa. Ma ha anche paura di quel poveraccio, perché potrebbe allungare la mano a prendersi qualcosa che appartiene a quello che possiede le cose. Così si costruisce un bel recinto attorno alla sua viletta. Le classi sociali sono divise, spiritualmente e fisicamente.

E’ bello appartenere al gruppo, perché uno si sente più protetto e più potente. Io sono Milanista e mi sento bene stando in curva, sfottendo gli Interisti. E’ una vera fede essere un’ultrà di una squadra. Non si riconosce mai che quelli hanno giocato meglio e che hanno meritato di vincere: è l’arbitro quello che ci ha fregato la vittoria. E dopo la partita partono insulti, si lancia anche qualche bottiglietta, o magari si tira fuori dalla tasca qualcosa di affilato. E che qualcuno mi dica che le differenze uniscono.

La religione? Anche qui ne abbiamo tante varianti di una sfera altamente spirituale delle persone umane. Ci unisce? Ci sono tante guerre fatte, e che si stanno facendo che come sfondo hanno la religione. Magari è soltanto una scusa per coprire i veri motivi che sono quasi sempre economici, ma quelli che la fanno effettivamente, la guerra, ci credono veramente. Le crociate sono probabilmente l’esempio più eclatante, ma soltanto uno dei numerosi nella storia.

Questa riflessione mi è venuta ieri sera guardando l’introduzione dello spettacolo chiamato “calcio interreligioso”, fortemente voluto dal papa. All’inizio c’era una cantante che alla fine ha cantato Imagine di John Lennon. Mi ricordo un altro papa a cui piaceva questa canzone. Papa Wojtyla era presente sul palcoscenico durante lo spettacolo chiamato “Pavarotti ed amici”, una decina di anni fa, ed anche in quel occasione c’era la stessa canzone. Ma sia allora, che ieri sera l’organizzatore, cioè la Chiesa, si è permesso di modificare il testo: hanno tralasciato la parte che dice “And no religion too” – “e nessuna religione”. Una blasfemia! Lennon si è sicuramente girato nella tomba. Hanno usato un capolavoro, non esprimendo il senso dello stesso. Perché John ci dice in modo esplicito che la religione divide le persone, come fanno anche la fame, l’avidità, il possesso, gli stati. E io condivido la sua visione. Chi non la condivide, si può fare, semplicemente non dovrebbe falsare le idee di coloro che la vedono diversamente. Papa, trovati un’altra canzone.

Video importato

YouTube Direkt

 

Categorie:Senza categoria Tag:

Era glaciale

8 Luglio 2016 Commenti chiusi

Vi rendete conto che nei tempi moderni gente non sa più cosa fare con il tempo? Quelli che lavorano e vanno a scuola, passano un po’ di ore là, mentre le casalinghe fanno la spesa, cucinano e puliscono, ma sempre di meno. E tutto sommato, del tempo libero si trova. Qualche decennio fa si avevano dei hobby; i maschi lavoravano con la falegnameria, le donne leggevano Mani di fata e cercavano di riprodurre le opere presentate e spiegate nella rivista. Di sera si trovava con gli amici oppure si guardava la televisione. Addirittura, si leggevano a volte anche i libri, anche se come nazione non siamo molto forti in questo campo. Oggi tutti i nostri passa tempi sono legati alla rete. Gli amici si incontrano nel libro delle face (vi siete mai tradotti il nome del più famoso network sociale al mondo?), oppure si cinguetta con loro in qual altra rete, o si mandano messaggi via uno dei mezzi gratuiti.

Molti guardano i film e le serie esclusivamente in streaming, spiegando che in tale modo loro riescono a programmare il loro divertimento secondo il loro piacere, senza subire il diktat imposto dalla televisione, con tutta la pubblicità inserita. Ma anche quelli che forniscono il flusso devono campare e pertanto anche là, sempre più spesso inseriscono gli spot pubblicitari. Quelli pochi che ancora oggi conoscono la parola libro, gli scaricano dalla rete e gli ascoltano, perché qualcun altro si è impegnato a leggere il testo per loro. Si, esistono anche pochi che leggono, ma sempre su un supporto informatico a led. Gli hobby sono diventati trovare barze, per esempio scoperte su http://barzelle.beepworld.it/ , e rimandare la trascrizione (copia – incolla, nemmeno l’indirizzo) agli amici e colleghi dell’ufficio.

Gli hobby stanno definitivamente scomparendo. Non sia ha tempo per loro. Tra tutti gli impegni social-informatici, non si può rischiare di perdere un importante post perché bisogna segare una tavola, oppure incollare le ali di un modello d’aereo della prima guerra mondiale. La colla stringe troppo velocemente e si rischia di non poter più intervenire se si deve rispondere ad un lungo messaggio. Perciò la soluzione è: lasciamo perdere. I rapporti umani stanno sempre perdendo lo spazio a favore di quelli virtuali. Anche alcune attività, nei tempi passati molto apprezzate, particolarmente dalla popolazione maschile, diventano sempre più selfie. Me lo faccio da solo, così nessuno rompe e non devo pensare ad altro, cioè altra. Il massimo degli interessi comuni è avere lo stesso modello di cellulare e magari anche identico provider: così possiamo mandarci biglietti elettronici all’infinito ed ovviamente gratuiti.

La maledizione dei nostri tempi è diventata l’assenza del collegamento Wi-Fi, che deve obbligatoriamente essere gratis. Se sei un commerciante, oppure hai un esercizio che offre cibo e bevande, prima cosa che devi pensare è installare collegamento senza fili, per i clienti. Se no, non ci saranno proprio, i clienti. Appena sono tornato da un viaggio in un paese di Africa del nord. In un qualsiasi bar, di un qualsiasi villaggio più sperduto del mondo, Wi-Fi c’è. Il problema è che quando vuoi ordinare qualcosa, il cameriere non arriva. E’ impegnato in una chiacchierata e non può lasciala a metà per servire celermente un ospite che è appena tornato dal deserto ed ha una sete pazzesca. Addirittura, il tizio si quasi arrabbia se gli fai presente che il suo servizio e del tutto inadeguato , che il piatto di pasta e scotto (ovviamente anche il cuoco aveva un impegno con il suo smartphone) perché rimasto troppo sul fuoco e dall’altra parte e completamente freddo in quanto, e stato servito un quarto d’ora dopo la cottura ultimata. Anche se mi trovo in ombra di un albero sotto il sole scottante, mi sembra che l’era glaciale è sempre più vicina. E si sentirà anche qui, nel sud.

 

Categorie:Senza categoria Tag:

Io sono Charlie

4 Gennaio 2016 Commenti chiusi

L’attacco terroristico alla redazione francese di Charlie Hebdo risale al sette gennaio del 2015. Dodici persone sono state uccise. Poco più di una settimana fa, più precisamente, lo scorso mercoledì. Sono stati giorni di terrore e di incredulità. Di indagini, di dibattiti sulle cause che hanno portato a tutto questo e di domande che riguardano la prevenzione di eventuali futuri atti di terrorismo. Tutto quello che è accaduto, purtroppo, ha avuto un seguito. Nella stessa giornata è stato ucciso un poliziotto (più tardi si è capito che faceva parte dello stesso scenario), ed il giorno successivo sono state assassinate altre quattro persone dentro un negozio kosher.

Ho seguito questa vicenda con molta attenzione e quello che mi ha colpito maggiormente è stato il ritrovamento della carta d’identità di uno dei terroristi, “dimenticata” nella macchina usata per la fuga. Mi sono detto: molto strano. Vai a fare una strage e porti con te i documenti per farti identificare? Non c’è logica, soprattutto se si tiene conto che i giornalisti sottolineavano la professionalità degli aggressori. La prima cosa alla quale ho pensato è che qualcuno che non fosse musulmano abbia inscenato il tutto per incolpare i musulmani. Dopo ho capito che la mia ipotesi non era corretta. Quando ho discusso tutto l’accaduto con un mio conoscente, indirettamente ho avuto una spiegazione. Mi ha fatto la seguente domanda: “Hai mai sentito parlare di martiri anonimi?”.

Sulla base delle informazioni che mi sono state fornite ho tentato di fare una accurata analisi delle cause e conseguenze. La principale causa di questo attacco è la guerra in Iraq e Siria, dove ISIS sta tentando di creare un califfato, e gli stati Occidentali, tra i quali la Francia, cercano di impedirlo. Tra gli stranieri che combattono affianco ISIS, il maggior numero è quello di cittadini francesi, con le cifre che superano i tre mila. Nel video fatto dal terrorista del supermercato kosher, c’è una dichiarazione, in cui viene spiegato il motivo dell’atto stesso: dato che le forze dell’Occidente stanno uccidendo le loro donne e i bambini, con questo attacco terroristico volevano fare sentire all’Occidente il loro stesso dolore. Ovviamente, nella dichiarazione non c’è stato accenno alcuno alle donne e ai bambini da loro uccisi nel Medio Oriente.

Il pretesto per questo atto di violenza sono le caricature satiriche che raffigurano il loro profeta, Maometto, puntualmente pubblicate dalla rivista francese, Charlie Hebdo. La satira è una forma di espressione in cui viene preso in giro lo stato oppure i singoli individui. Nel caso delle caricature rappresentanti Maometto, è la religione dell’Islam e i suoi fedeli che, direttamente oppure indirettamente vengono presi in giro. Spesso la satira è al limite dell’offesa e non sono casi rari in cui coloro che fanno satira sono finiti in tribunale; in alcuni casi sono stati condannati, in altri no. In questi giorni ci troviamo di fronte a due fazioni, una a favore della libertà di espressione, l’altra, composta per lo più dai media anglosassoni, che condanna la linea editoriale di Charlie Hebdo, sostenendo il cattivo gusto dei loro caricaturisti. Mentre nei paesi latini queste vignette vengono pubblicate, i paesi anglosassoni si rifiutano di farlo. Sostengono che la libertà di espressione sia strettamente legata alla libertà di religione e razza, e che queste due tematiche non dovrebbero essere oggetto delle prese in giro, in quanto non esiste una libertà assoluta; il suo confine dovrebbe sempre essere il rispetto della libertà del prossimo.

Quello che spesso ci mette in conflitto con gli altri è la non accettazione delle differenze tra diversi individui. Molto tempo fa, nella antica Grecia viveva il filosofo Protagora, il padre della sofistica. Se vi ricordate, la sua famosa frase dice che “l’uomo è la misura di tutte le cose”. Utilizzando parole differenti: siamo noi quelli che danno giudizi etici in base alle nostre esperienze e alla nostra istruzione, vediamo il mondo dal nostro punto di vista. Il problema è che spesso non riusciamo ad accettare il fatto che gli altri hanno un punto di vista differente dal nostro. Vediamo che all’interno del nostro gruppo religioso (sia latini che anglosassoni sono cristiani con una storia che si intreccia) esistono diversi modi di vedere la satira religiosa. Quindi non c’è nulla di strano se un altro gruppo religioso, come in questo caso i musulmani, vedano le caricature di Maometto in un altro modo ancora, ossia, le trovano inaccettabili e offensive per se stessi e la propria religione. Il Corano vieta la riproduzione di Maometto e anche un semplice disegno che lo raffigura viene considerato una blasfemia, figuriamoci come viene vista una caricatura.

Molti degli intellettuali europei supportano il punto di vista che, essendo noi in Europa bisogna rispettare le nostre regole e in base a questo, la satira, facendone parte è la benvenuta. Quello che evidentemente sfugge a queste persone è il fatto che oggi nel mondo c’è la globalizzazione, per non parlare della velocità con la quale si diffondono le notizie. Un’altra mancanza nella loro analisi è il fatto che in Europa vivono numerosi musulmani che sono in buona parte integrati nella nostra cultura e spesso lottano per essere accettati ancora di più. Si tratta del classico conflitto culturale, dovuto alle migrazioni dei popoli e si sa che tale fase non abbia mai cessato di esistere. Partendo dalle invasioni arabe in Europa nel Medioevo, attraversando gli immigrati turchi in Germania per poi finire a quelli africani che spesso sono la notizia di apertura nei nostri telegiornali. La Francia è uno dei paesi con la più alta percentuale dei musulmani presenti (9%) e di questo dovrebbe tenere conto.

La soluzione sta nella moderazione. Vale la pena di insistere sulla discutibile libertà di espressione usando la satira per poi pagarla con diciassette vite umane? Qualcuno probabilmente dirà che in tale caso vince il terrorismo. Ecco un’altra delle caratteristiche dell’uomo: bisogna sempre vincere! Non importa a quale prezzo. Non importa se si tratta di petrolio o dell’umorismo. Giusto per essere chiari, condanno senza alcuna riserva ciò che è accaduto nella redazione del giornale francese. Volevo semplicemente esprimere il mio punto di vista: con un po’ di comprensione e tolleranza in più si possono evitare dei grossi guai.

Forex

Tutte queste vicende rientrano in modo logico in un momento di grande crisi, quanto economica, tanto spirituale, della nostra civiltà Occidentale. La decadenza della parte spirituale delle nostre vite è una cosa catastrofica, guardando a lungo termine, ma spesso non ce ne accorgiamo. Quella economica invece si sente immediatamente. Da un po’ di anni io e mia famiglia stiamo tagliando le spesse, spesso superflue, ma ultimamente anche quelle che non possono essere definite così. Io lavoro e, meno male, sto ricevendo regolarmente lo stipendio. Mia moglie è casalinga di convinzione e la figlia, che vorrebbe guadagnare qualcosa ed aiutare l’economia familiare, è disoccupata, da tanti anni. Parecchio tempo fa, stando cercando un’altra fonte di guadagno, come tanti altri, mi sono imbattuto in forex che spiega tutto che riguarda il campo dello scambio delle valute. Avevo immediatamente aperto un conto per esercitarmi (e mi divertivo pure) aspettando il mio momento.

Sia sul sito segnalato, sia negli altri posti che se ne occupano (social network dedicati e vari forum) ho trovato un consiglio che mi sembrava molto ragionevole: commerciare soltanto quando l’andamento di una o più divise è chiaro ed univoco. E ultimamente è successo: l’euro, dalla fine dell’anno scorso, è in continua scivolata. Molti dicono che il target è lo cambio con il dollaro alla pari, cioè 1:1. Ho versato una piccola somma che mi potevo permettere e le cose sono andate davvero bene. Ogni tanto riesco a triplicare la cifra e prelevo una parte. Già da un mese ho ritirato l’importo iniziale e qualcosa in più e adesso faccio trading con l’eccedenza, cioè con quello che ho guadagnato. Finalmente un po’ di sole anche per me, almeno dal punto di vista materiale.

Categorie:Senza categoria Tag:

Inizio

2 Dicembre 2015 Commenti chiusi

Stavo andando in giro nello spazio virtuale cercando un posto gratuito dove confidare i miei pensieri. Gratuito perché da un lato la crisi si fa sentire e si fa fatica a spendere i soldini, e dall’altro lato per la mancanza della sicurezza di far durare abbastanza a lungo il progetto che ho in mente: dispiace investire in qualcosa che dopo poco tempo ti stufa. Sono un grande adoratore di Spagna dove spesso trascorro le vacanza (parto per Siviglia tra 2 giorni) e così ho deciso di trovare un posto al web ospitato in questa penisola iberica. Mi sono imbattuto in http://italiano.webcindario.com/ che sembra trovarsi su un ottimo host, ma è un server vero dove puoi creare il proprio sito in piena liberta. Ma io cercavo un posto da blog, più consono alle mie esigenze e alla mia scarsa conoscenza del linguaggio web, necessaria per gestire una creazione più complessa. E così sono qui. In un quarto d’ora sono riuscito ad iscrivermi, confermare la richiesta cliccando al collegamento che mi hanno inviato via e-mail e adesso sto scrivendo il mio primo post. Speriamo che vada tutto a buon fine.

Ho raccontato la storia di apertura, perché mi piace avere la traccia degli eventi. Quando passano gli anni, non ti ricordi più dello sviluppo e dell’ispirazione che ti ha portato di lanciare un nuovo progetto. Un po’ come gli avvocati che fanno quelli preamboli lunghissimi e quando iniziano scrivere delle cose concrete tu sei già “cotto”, non capisci niente e firmi. E dopo spesso ripiangi perché non hai avuto la pazienza di esaminare fino in fondo il contratto che hai firmato. Non c’entra niente, ma mi passava per la testa e mi sono ricordato di quel genere letterario che si chiama il flusso dei pensieri: semplicemente lasci la traccia del tuo traffico mentale, delle accelerazioni, delle frenate ed anche qualche incidente che capita nel nostro processore.

Meglio cambiare il tema; se continuo così mi perderò nei meandri di qualunquismo. Volevo esprimere la mia visione della nostra situazione sociale in generale. Ogni tanto, un po’ contro la mia volontà, vedo qualche spettacolo delle recite (per non usare le parole straniere) che trasmettono in onda. So che quello “contro la mia volontà” è ridicolo: lascia perdere se non ti piace. Ma è come una sostanza stupefacente, sai che ti fa male ma la prendi comunque. E sono gli spettacoli a basso costo (la qualità è ancora più bassa) in quanto gli ospiti vengono volentieri e gratis, anzi, si offrono da soli, specialmente prima di qualche evento di quelli dove qualcuno li deve votare. E la tematica è inesorabilmente uguale, ma anche il modo di presentarla. Alcuni cercano di fare qualche riepilogo disegnato a mano, gli altri danno dei piccoli spot con gli eventi legati all’oggetto che stanno affrontando, oppure chiamano in trasmissione un opinionista, possibilmente gradito dal pubblico, per esprimere la propria visione, possibilmente con qualche nota umoristica; gente deve ridere, non piangere e si sforzano tutti a raggiungere questo scopo.

Anche gli ospiti gratuiti spesso fanno ridere con le loro lucubrazioni mentali che sembrano uscite da qualche film horror, oppure con loro ripetizione di una unica cosa sulla quale sono preparati, nonostante il fatto che la domanda tratta un argomento totalmente diverso. E sempre si deve trovare un nemico esterno al soggetto, responsabile di tutti i nostri guai; è molto più piacevole dare colpa agli altri. Sembra che Angela abbia spesso tutti i soldi che noi dobbiamo restituire. Ma un’analisi seria, semplice, seguendo la cronologia ed esaminando i numeri, quelli nostri quotidiani, non si vede da nessuna parte. Perché potrebbe portare alla verità, e non vogliamo che questa si sappia.

Categorie:Senza categoria Tag: