Era glaciale

8 Luglio 2016 Commenti chiusi

Vi rendete conto che nei tempi moderni gente non sa più cosa fare con il tempo? Quelli che lavorano e vanno a scuola, passano un po’ di ore là, mentre le casalinghe fanno la spesa, cucinano e puliscono, ma sempre di meno. E tutto sommato, del tempo libero si trova. Qualche decennio fa si avevano dei hobby; i maschi lavoravano con la falegnameria, le donne leggevano Mani di fata e cercavano di riprodurre le opere presentate e spiegate nella rivista. Di sera si trovava con gli amici oppure si guardava la televisione. Addirittura, si leggevano a volte anche i libri, anche se come nazione non siamo molto forti in questo campo. Oggi tutti i nostri passa tempi sono legati alla rete. Gli amici si incontrano nel libro delle face (vi siete mai tradotti il nome del più famoso network sociale al mondo?), oppure si cinguetta con loro in qual altra rete, o si mandano messaggi via uno dei mezzi gratuiti.

Molti guardano i film e le serie esclusivamente in streaming, spiegando che in tale modo loro riescono a programmare il loro divertimento secondo il loro piacere, senza subire il diktat imposto dalla televisione, con tutta la pubblicità inserita. Ma anche quelli che forniscono il flusso devono campare e pertanto anche là, sempre più spesso inseriscono gli spot pubblicitari. Quelli pochi che ancora oggi conoscono la parola libro, gli scaricano dalla rete e gli ascoltano, perché qualcun altro si è impegnato a leggere il testo per loro. Si, esistono anche pochi che leggono, ma sempre su un supporto informatico a led. Gli hobby sono diventati trovare barze, per esempio scoperte su http://barzelle.beepworld.it/ , e rimandare la trascrizione (copia – incolla, nemmeno l’indirizzo) agli amici e colleghi dell’ufficio.

Gli hobby stanno definitivamente scomparendo. Non sia ha tempo per loro. Tra tutti gli impegni social-informatici, non si può rischiare di perdere un importante post perché bisogna segare una tavola, oppure incollare le ali di un modello d’aereo della prima guerra mondiale. La colla stringe troppo velocemente e si rischia di non poter più intervenire se si deve rispondere ad un lungo messaggio. Perciò la soluzione è: lasciamo perdere. I rapporti umani stanno sempre perdendo lo spazio a favore di quelli virtuali. Anche alcune attività, nei tempi passati molto apprezzate, particolarmente dalla popolazione maschile, diventano sempre più selfie. Me lo faccio da solo, così nessuno rompe e non devo pensare ad altro, cioè altra. Il massimo degli interessi comuni è avere lo stesso modello di cellulare e magari anche identico provider: così possiamo mandarci biglietti elettronici all’infinito ed ovviamente gratuiti.

La maledizione dei nostri tempi è diventata l’assenza del collegamento Wi-Fi, che deve obbligatoriamente essere gratis. Se sei un commerciante, oppure hai un esercizio che offre cibo e bevande, prima cosa che devi pensare è installare collegamento senza fili, per i clienti. Se no, non ci saranno proprio, i clienti. Appena sono tornato da un viaggio in un paese di Africa del nord. In un qualsiasi bar, di un qualsiasi villaggio più sperduto del mondo, Wi-Fi c’è. Il problema è che quando vuoi ordinare qualcosa, il cameriere non arriva. E’ impegnato in una chiacchierata e non può lasciala a metà per servire celermente un ospite che è appena tornato dal deserto ed ha una sete pazzesca. Addirittura, il tizio si quasi arrabbia se gli fai presente che il suo servizio e del tutto inadeguato , che il piatto di pasta e scotto (ovviamente anche il cuoco aveva un impegno con il suo smartphone) perché rimasto troppo sul fuoco e dall’altra parte e completamente freddo in quanto, e stato servito un quarto d’ora dopo la cottura ultimata. Anche se mi trovo in ombra di un albero sotto il sole scottante, mi sembra che l’era glaciale è sempre più vicina. E si sentirà anche qui, nel sud.

 

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Io sono Charlie

4 Gennaio 2016 Commenti chiusi

L’attacco terroristico alla redazione francese di Charlie Hebdo risale al sette gennaio del 2015. Dodici persone sono state uccise. Poco più di una settimana fa, più precisamente, lo scorso mercoledì. Sono stati giorni di terrore e di incredulità. Di indagini, di dibattiti sulle cause che hanno portato a tutto questo e di domande che riguardano la prevenzione di eventuali futuri atti di terrorismo. Tutto quello che è accaduto, purtroppo, ha avuto un seguito. Nella stessa giornata è stato ucciso un poliziotto (più tardi si è capito che faceva parte dello stesso scenario), ed il giorno successivo sono state assassinate altre quattro persone dentro un negozio kosher.

Ho seguito questa vicenda con molta attenzione e quello che mi ha colpito maggiormente è stato il ritrovamento della carta d’identità di uno dei terroristi, “dimenticata” nella macchina usata per la fuga. Mi sono detto: molto strano. Vai a fare una strage e porti con te i documenti per farti identificare? Non c’è logica, soprattutto se si tiene conto che i giornalisti sottolineavano la professionalità degli aggressori. La prima cosa alla quale ho pensato è che qualcuno che non fosse musulmano abbia inscenato il tutto per incolpare i musulmani. Dopo ho capito che la mia ipotesi non era corretta. Quando ho discusso tutto l’accaduto con un mio conoscente, indirettamente ho avuto una spiegazione. Mi ha fatto la seguente domanda: “Hai mai sentito parlare di martiri anonimi?”.

Sulla base delle informazioni che mi sono state fornite ho tentato di fare una accurata analisi delle cause e conseguenze. La principale causa di questo attacco è la guerra in Iraq e Siria, dove ISIS sta tentando di creare un califfato, e gli stati Occidentali, tra i quali la Francia, cercano di impedirlo. Tra gli stranieri che combattono affianco ISIS, il maggior numero è quello di cittadini francesi, con le cifre che superano i tre mila. Nel video fatto dal terrorista del supermercato kosher, c’è una dichiarazione, in cui viene spiegato il motivo dell’atto stesso: dato che le forze dell’Occidente stanno uccidendo le loro donne e i bambini, con questo attacco terroristico volevano fare sentire all’Occidente il loro stesso dolore. Ovviamente, nella dichiarazione non c’è stato accenno alcuno alle donne e ai bambini da loro uccisi nel Medio Oriente.

Il pretesto per questo atto di violenza sono le caricature satiriche che raffigurano il loro profeta, Maometto, puntualmente pubblicate dalla rivista francese, Charlie Hebdo. La satira è una forma di espressione in cui viene preso in giro lo stato oppure i singoli individui. Nel caso delle caricature rappresentanti Maometto, è la religione dell’Islam e i suoi fedeli che, direttamente oppure indirettamente vengono presi in giro. Spesso la satira è al limite dell’offesa e non sono casi rari in cui coloro che fanno satira sono finiti in tribunale; in alcuni casi sono stati condannati, in altri no. In questi giorni ci troviamo di fronte a due fazioni, una a favore della libertà di espressione, l’altra, composta per lo più dai media anglosassoni, che condanna la linea editoriale di Charlie Hebdo, sostenendo il cattivo gusto dei loro caricaturisti. Mentre nei paesi latini queste vignette vengono pubblicate, i paesi anglosassoni si rifiutano di farlo. Sostengono che la libertà di espressione sia strettamente legata alla libertà di religione e razza, e che queste due tematiche non dovrebbero essere oggetto delle prese in giro, in quanto non esiste una libertà assoluta; il suo confine dovrebbe sempre essere il rispetto della libertà del prossimo.

Quello che spesso ci mette in conflitto con gli altri è la non accettazione delle differenze tra diversi individui. Molto tempo fa, nella antica Grecia viveva il filosofo Protagora, il padre della sofistica. Se vi ricordate, la sua famosa frase dice che “l’uomo è la misura di tutte le cose”. Utilizzando parole differenti: siamo noi quelli che danno giudizi etici in base alle nostre esperienze e alla nostra istruzione, vediamo il mondo dal nostro punto di vista. Il problema è che spesso non riusciamo ad accettare il fatto che gli altri hanno un punto di vista differente dal nostro. Vediamo che all’interno del nostro gruppo religioso (sia latini che anglosassoni sono cristiani con una storia che si intreccia) esistono diversi modi di vedere la satira religiosa. Quindi non c’è nulla di strano se un altro gruppo religioso, come in questo caso i musulmani, vedano le caricature di Maometto in un altro modo ancora, ossia, le trovano inaccettabili e offensive per se stessi e la propria religione. Il Corano vieta la riproduzione di Maometto e anche un semplice disegno che lo raffigura viene considerato una blasfemia, figuriamoci come viene vista una caricatura.

Molti degli intellettuali europei supportano il punto di vista che, essendo noi in Europa bisogna rispettare le nostre regole e in base a questo, la satira, facendone parte è la benvenuta. Quello che evidentemente sfugge a queste persone è il fatto che oggi nel mondo c’è la globalizzazione, per non parlare della velocità con la quale si diffondono le notizie. Un’altra mancanza nella loro analisi è il fatto che in Europa vivono numerosi musulmani che sono in buona parte integrati nella nostra cultura e spesso lottano per essere accettati ancora di più. Si tratta del classico conflitto culturale, dovuto alle migrazioni dei popoli e si sa che tale fase non abbia mai cessato di esistere. Partendo dalle invasioni arabe in Europa nel Medioevo, attraversando gli immigrati turchi in Germania per poi finire a quelli africani che spesso sono la notizia di apertura nei nostri telegiornali. La Francia è uno dei paesi con la più alta percentuale dei musulmani presenti (9%) e di questo dovrebbe tenere conto.

La soluzione sta nella moderazione. Vale la pena di insistere sulla discutibile libertà di espressione usando la satira per poi pagarla con diciassette vite umane? Qualcuno probabilmente dirà che in tale caso vince il terrorismo. Ecco un’altra delle caratteristiche dell’uomo: bisogna sempre vincere! Non importa a quale prezzo. Non importa se si tratta di petrolio o dell’umorismo. Giusto per essere chiari, condanno senza alcuna riserva ciò che è accaduto nella redazione del giornale francese. Volevo semplicemente esprimere il mio punto di vista: con un po’ di comprensione e tolleranza in più si possono evitare dei grossi guai.

Forex

Tutte queste vicende rientrano in modo logico in un momento di grande crisi, quanto economica, tanto spirituale, della nostra civiltà Occidentale. La decadenza della parte spirituale delle nostre vite è una cosa catastrofica, guardando a lungo termine, ma spesso non ce ne accorgiamo. Quella economica invece si sente immediatamente. Da un po’ di anni io e mia famiglia stiamo tagliando le spesse, spesso superflue, ma ultimamente anche quelle che non possono essere definite così. Io lavoro e, meno male, sto ricevendo regolarmente lo stipendio. Mia moglie è casalinga di convinzione e la figlia, che vorrebbe guadagnare qualcosa ed aiutare l’economia familiare, è disoccupata, da tanti anni. Parecchio tempo fa, stando cercando un’altra fonte di guadagno, come tanti altri, mi sono imbattuto in forex che spiega tutto che riguarda il campo dello scambio delle valute. Avevo immediatamente aperto un conto per esercitarmi (e mi divertivo pure) aspettando il mio momento.

Sia sul sito segnalato, sia negli altri posti che se ne occupano (social network dedicati e vari forum) ho trovato un consiglio che mi sembrava molto ragionevole: commerciare soltanto quando l’andamento di una o più divise è chiaro ed univoco. E ultimamente è successo: l’euro, dalla fine dell’anno scorso, è in continua scivolata. Molti dicono che il target è lo cambio con il dollaro alla pari, cioè 1:1. Ho versato una piccola somma che mi potevo permettere e le cose sono andate davvero bene. Ogni tanto riesco a triplicare la cifra e prelevo una parte. Già da un mese ho ritirato l’importo iniziale e qualcosa in più e adesso faccio trading con l’eccedenza, cioè con quello che ho guadagnato. Finalmente un po’ di sole anche per me, almeno dal punto di vista materiale.

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Inizio

2 Dicembre 2015 Commenti chiusi

Stavo andando in giro nello spazio virtuale cercando un posto gratuito dove confidare i miei pensieri. Gratuito perché da un lato la crisi si fa sentire e si fa fatica a spendere i soldini, e dall’altro lato per la mancanza della sicurezza di far durare abbastanza a lungo il progetto che ho in mente: dispiace investire in qualcosa che dopo poco tempo ti stufa. Sono un grande adoratore di Spagna dove spesso trascorro le vacanza (parto per Siviglia tra 2 giorni) e così ho deciso di trovare un posto al web ospitato in questa penisola iberica. Mi sono imbattuto in http://italiano.webcindario.com/ che sembra trovarsi su un ottimo host, ma è un server vero dove puoi creare il proprio sito in piena liberta. Ma io cercavo un posto da blog, più consono alle mie esigenze e alla mia scarsa conoscenza del linguaggio web, necessaria per gestire una creazione più complessa. E così sono qui. In un quarto d’ora sono riuscito ad iscrivermi, confermare la richiesta cliccando al collegamento che mi hanno inviato via e-mail e adesso sto scrivendo il mio primo post. Speriamo che vada tutto a buon fine.

Ho raccontato la storia di apertura, perché mi piace avere la traccia degli eventi. Quando passano gli anni, non ti ricordi più dello sviluppo e dell’ispirazione che ti ha portato di lanciare un nuovo progetto. Un po’ come gli avvocati che fanno quelli preamboli lunghissimi e quando iniziano scrivere delle cose concrete tu sei già “cotto”, non capisci niente e firmi. E dopo spesso ripiangi perché non hai avuto la pazienza di esaminare fino in fondo il contratto che hai firmato. Non c’entra niente, ma mi passava per la testa e mi sono ricordato di quel genere letterario che si chiama il flusso dei pensieri: semplicemente lasci la traccia del tuo traffico mentale, delle accelerazioni, delle frenate ed anche qualche incidente che capita nel nostro processore.

Meglio cambiare il tema; se continuo così mi perderò nei meandri di qualunquismo. Volevo esprimere la mia visione della nostra situazione sociale in generale. Ogni tanto, un po’ contro la mia volontà, vedo qualche spettacolo delle recite (per non usare le parole straniere) che trasmettono in onda. So che quello “contro la mia volontà” è ridicolo: lascia perdere se non ti piace. Ma è come una sostanza stupefacente, sai che ti fa male ma la prendi comunque. E sono gli spettacoli a basso costo (la qualità è ancora più bassa) in quanto gli ospiti vengono volentieri e gratis, anzi, si offrono da soli, specialmente prima di qualche evento di quelli dove qualcuno li deve votare. E la tematica è inesorabilmente uguale, ma anche il modo di presentarla. Alcuni cercano di fare qualche riepilogo disegnato a mano, gli altri danno dei piccoli spot con gli eventi legati all’oggetto che stanno affrontando, oppure chiamano in trasmissione un opinionista, possibilmente gradito dal pubblico, per esprimere la propria visione, possibilmente con qualche nota umoristica; gente deve ridere, non piangere e si sforzano tutti a raggiungere questo scopo.

Anche gli ospiti gratuiti spesso fanno ridere con le loro lucubrazioni mentali che sembrano uscite da qualche film horror, oppure con loro ripetizione di una unica cosa sulla quale sono preparati, nonostante il fatto che la domanda tratta un argomento totalmente diverso. E sempre si deve trovare un nemico esterno al soggetto, responsabile di tutti i nostri guai; è molto più piacevole dare colpa agli altri. Sembra che Angela abbia spesso tutti i soldi che noi dobbiamo restituire. Ma un’analisi seria, semplice, seguendo la cronologia ed esaminando i numeri, quelli nostri quotidiani, non si vede da nessuna parte. Perché potrebbe portare alla verità, e non vogliamo che questa si sappia.

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