Archivio

Archivio Gennaio 2016

Io sono Charlie

4 Gennaio 2016 1 commento

L’attacco terroristico alla redazione francese di Charlie Hebdo risale al sette gennaio del 2015. Dodici persone sono state uccise. Poco più di una settimana fa, più precisamente, lo scorso mercoledì. Sono stati giorni di terrore e di incredulità. Di indagini, di dibattiti sulle cause che hanno portato a tutto questo e di domande che riguardano la prevenzione di eventuali futuri atti di terrorismo. Tutto quello che è accaduto, purtroppo, ha avuto un seguito. Nella stessa giornata è stato ucciso un poliziotto (più tardi si è capito che faceva parte dello stesso scenario), ed il giorno successivo sono state assassinate altre quattro persone dentro un negozio kosher.

Ho seguito questa vicenda con molta attenzione e quello che mi ha colpito maggiormente è stato il ritrovamento della carta d’identità di uno dei terroristi, “dimenticata” nella macchina usata per la fuga. Mi sono detto: molto strano. Vai a fare una strage e porti con te i documenti per farti identificare? Non c’è logica, soprattutto se si tiene conto che i giornalisti sottolineavano la professionalità degli aggressori. La prima cosa alla quale ho pensato è che qualcuno che non fosse musulmano abbia inscenato il tutto per incolpare i musulmani. Dopo ho capito che la mia ipotesi non era corretta. Quando ho discusso tutto l’accaduto con un mio conoscente, indirettamente ho avuto una spiegazione. Mi ha fatto la seguente domanda: “Hai mai sentito parlare di martiri anonimi?”.

Sulla base delle informazioni che mi sono state fornite ho tentato di fare una accurata analisi delle cause e conseguenze. La principale causa di questo attacco è la guerra in Iraq e Siria, dove ISIS sta tentando di creare un califfato, e gli stati Occidentali, tra i quali la Francia, cercano di impedirlo. Tra gli stranieri che combattono affianco ISIS, il maggior numero è quello di cittadini francesi, con le cifre che superano i tre mila. Nel video fatto dal terrorista del supermercato kosher, c’è una dichiarazione, in cui viene spiegato il motivo dell’atto stesso: dato che le forze dell’Occidente stanno uccidendo le loro donne e i bambini, con questo attacco terroristico volevano fare sentire all’Occidente il loro stesso dolore. Ovviamente, nella dichiarazione non c’è stato accenno alcuno alle donne e ai bambini da loro uccisi nel Medio Oriente.

Il pretesto per questo atto di violenza sono le caricature satiriche che raffigurano il loro profeta, Maometto, puntualmente pubblicate dalla rivista francese, Charlie Hebdo. La satira è una forma di espressione in cui viene preso in giro lo stato oppure i singoli individui. Nel caso delle caricature rappresentanti Maometto, è la religione dell’Islam e i suoi fedeli che, direttamente oppure indirettamente vengono presi in giro. Spesso la satira è al limite dell’offesa e non sono casi rari in cui coloro che fanno satira sono finiti in tribunale; in alcuni casi sono stati condannati, in altri no. In questi giorni ci troviamo di fronte a due fazioni, una a favore della libertà di espressione, l’altra, composta per lo più dai media anglosassoni, che condanna la linea editoriale di Charlie Hebdo, sostenendo il cattivo gusto dei loro caricaturisti. Mentre nei paesi latini queste vignette vengono pubblicate, i paesi anglosassoni si rifiutano di farlo. Sostengono che la libertà di espressione sia strettamente legata alla libertà di religione e razza, e che queste due tematiche non dovrebbero essere oggetto delle prese in giro, in quanto non esiste una libertà assoluta; il suo confine dovrebbe sempre essere il rispetto della libertà del prossimo.

Quello che spesso ci mette in conflitto con gli altri è la non accettazione delle differenze tra diversi individui. Molto tempo fa, nella antica Grecia viveva il filosofo Protagora, il padre della sofistica. Se vi ricordate, la sua famosa frase dice che “l’uomo è la misura di tutte le cose”. Utilizzando parole differenti: siamo noi quelli che danno giudizi etici in base alle nostre esperienze e alla nostra istruzione, vediamo il mondo dal nostro punto di vista. Il problema è che spesso non riusciamo ad accettare il fatto che gli altri hanno un punto di vista differente dal nostro. Vediamo che all’interno del nostro gruppo religioso (sia latini che anglosassoni sono cristiani con una storia che si intreccia) esistono diversi modi di vedere la satira religiosa. Quindi non c’è nulla di strano se un altro gruppo religioso, come in questo caso i musulmani, vedano le caricature di Maometto in un altro modo ancora, ossia, le trovano inaccettabili e offensive per se stessi e la propria religione. Il Corano vieta la riproduzione di Maometto e anche un semplice disegno che lo raffigura viene considerato una blasfemia, figuriamoci come viene vista una caricatura.

Molti degli intellettuali europei supportano il punto di vista che, essendo noi in Europa bisogna rispettare le nostre regole e in base a questo, la satira, facendone parte è la benvenuta. Quello che evidentemente sfugge a queste persone è il fatto che oggi nel mondo c’è la globalizzazione, per non parlare della velocità con la quale si diffondono le notizie. Un’altra mancanza nella loro analisi è il fatto che in Europa vivono numerosi musulmani che sono in buona parte integrati nella nostra cultura e spesso lottano per essere accettati ancora di più. Si tratta del classico conflitto culturale, dovuto alle migrazioni dei popoli e si sa che tale fase non abbia mai cessato di esistere. Partendo dalle invasioni arabe in Europa nel Medioevo, attraversando gli immigrati turchi in Germania per poi finire a quelli africani che spesso sono la notizia di apertura nei nostri telegiornali. La Francia è uno dei paesi con la più alta percentuale dei musulmani presenti (9%) e di questo dovrebbe tenere conto.

La soluzione sta nella moderazione. Vale la pena di insistere sulla discutibile libertà di espressione usando la satira per poi pagarla con diciassette vite umane? Qualcuno probabilmente dirà che in tale caso vince il terrorismo. Ecco un’altra delle caratteristiche dell’uomo: bisogna sempre vincere! Non importa a quale prezzo. Non importa se si tratta di petrolio o dell’umorismo. Giusto per essere chiari, condanno senza alcuna riserva ciò che è accaduto nella redazione del giornale francese. Volevo semplicemente esprimere il mio punto di vista: con un po’ di comprensione e tolleranza in più si possono evitare dei grossi guai.

Forex

Tutte queste vicende rientrano in modo logico in un momento di grande crisi, quanto economica, tanto spirituale, della nostra civiltà Occidentale. La decadenza della parte spirituale delle nostre vite è una cosa catastrofica, guardando a lungo termine, ma spesso non ce ne accorgiamo. Quella economica invece si sente immediatamente. Da un po’ di anni io e mia famiglia stiamo tagliando le spesse, spesso superflue, ma ultimamente anche quelle che non possono essere definite così. Io lavoro e, meno male, sto ricevendo regolarmente lo stipendio. Mia moglie è casalinga di convinzione e la figlia, che vorrebbe guadagnare qualcosa ed aiutare l’economia familiare, è disoccupata, da tanti anni. Parecchio tempo fa, stando cercando un’altra fonte di guadagno, come tanti altri, mi sono imbattuto in forex che spiega tutto che riguarda il campo dello scambio delle valute. Avevo immediatamente aperto un conto per esercitarmi (e mi divertivo pure) aspettando il mio momento.

Sia sul sito segnalato, sia negli altri posti che se ne occupano (social network dedicati e vari forum) ho trovato un consiglio che mi sembrava molto ragionevole: commerciare soltanto quando l’andamento di una o più divise è chiaro ed univoco. E ultimamente è successo: l’euro, dalla fine dell’anno scorso, è in continua scivolata. Molti dicono che il target è lo cambio con il dollaro alla pari, cioè 1:1. Ho versato una piccola somma che mi potevo permettere e le cose sono andate davvero bene. Ogni tanto riesco a triplicare la cifra e prelevo una parte. Già da un mese ho ritirato l’importo iniziale e qualcosa in più e adesso faccio trading con l’eccedenza, cioè con quello che ho guadagnato. Finalmente un po’ di sole anche per me, almeno dal punto di vista materiale.

Categorie:Senza categoria Tag: